La carne nell'arte: quando il cibo diventa bellezza

La carne nell'arte: quando il cibo diventa bellezza

La carne è da sempre un importante nutrimento per l'uomo e già i nostri progenitori delle caverne lo avevano compreso, tanto che iniziarono a rappresentare animali e, più in generale, scene di caccia nelle primordiali pitture rupestri. La preziosità di questo alimento chiarisce anche il motivo per cui è stato, per molti secoli, uno dei cibi più frequentemente offerti in sacrificio agli dei (ad esempio il "capro" da cui il termine "capro espiatorio"), anche nel mondo Greco e Romano. In particolare è degna di nota l'oca, alimento particolarmente frequente, così come la selvaggina di grande taglia fra cui era presente anche il cinghiale. Dell'oca, allora come oggi, si mangiava il "foie gras", inventato, secondo Plinio da Apicio e chiamato " ficatum" (termine arrivato poi fino a noi per indicare il fegato) per le grandi quantità di fichi che l'animale doveva ingerire. Sulla tavola di Trimalchione ("Satyricon" di Petronio), ad esempio, viene servito un enorme cinghiale, la cui carne figurava tra le più ricercate e costose, dalle zanne pendono due cestelli di foglie di palma intrecciate, uno pieno di datteri freschi l'altro di secchi.

Intorno porcellini di pasta dura sembrano attaccate alle mammelle e indicano quindi che il cinghiale è femmina. Oppure un grosso maiale bianco dai tagli del quale escono salsicce e sanguinacci. Oppure asinello con olive bianche e nere,ghiri al miele e papavero,salsicciotti con susine e melograno, capponi e pancette, lepre, carpaccio di cavallo con olive,vitello in crosta di papavero e volatili tra cui i tordi... In età Medievale il mestiere di macellaio assunse un'aura sacra perché era ricondotto al significato simbolico dell'agnello, cioè al sacrificio di Cristo. La visione cambia in età Rinascimentale quando la carne, così come il mestiere di chi la lavora, non viene più vista secondo il suo significato allegorico, ma come alimento in sé. Lo possiamo notare, ad esempio, nel dipinto di Annibale Carracci "La bottega del macellaio" (1583 1585) in cui l'autore descrive con assoluta chiarezza e verosimiglianza le attività che si svolgono in una macelleria. I personaggi Inoltre non hanno nulla di volgare anche se il mestiere che stanno svolgendo era già al tempo ritenuto sgradevole. La tecnica rappresentativa cambia del tutto in un altro quadro "Il bue scuoiato" ( 1947) di Marc Chagall in cui viene ripreso il tema del sacrificio ebraico (l'autore era di famiglia ebraica). Il dipinto fu realizzato a distanza di due anni dalla Shoah e la gigantesca carcassa viene quindi a rappresentare le vittime dell'Olocausto, a suggerire ancora una volta come il cibo posso assumere i più vari significati a seconda del contesto storico e culturale.

Scritto dal team di P1ckit| 06 dicembre 2020